24. Patto mortale

Il rumore delle lancette dell’orologio rimbombava sul corridoio, come se il tempo che io passavo potesse avere voce; una voce ritmica, calma, soffocante, fastidiosa.
Tick, tock, tick tock.
Ero seduta su quella vecchia sedia da almeno quaranta minuti.
Lo sguardo fisso sulle lancette dell’orologio. Non mi accorsi di avere la bocca aperta finché la mia attenzione non venne catturata dalla luce della stanza accanto che iniziò a lampeggiare.
Girai la testa lentamente e appena il mio sguardo si posò sulla stanza la luce se ne andò.
Cambiai la mia postura, troppo tempo nella stessa posizione.
Quella stupida lampadina doveva essersi fulminata, feci un sospiro.
Per quanto potesse essere bella la casa di mia nonna, era molto vecchia.
E non c’era più nessuno con lei da tempo che potesse aiutarla a mantenerla in ottime condizioni.
Mia nonna era molto vecchia; una donna misteriosa e piena di segreti.
Da un mese ero in sua custodia, unica famigliare ancora in vita.
E adesso anche lei stava morendo.
Sentii tossire mia nonna nella sua stanza.
Volevo entrare, ma non potevo.
-Nonna, fammi entrare.
Dissi decisa.
Una voce roca mi rispose, tra un colpo di tosse e l’altro:
-Ti ho detto di no, nessuno deve entrare. Vai in camera tua, Alice. Per favore.
-Perché non mi lasci entrare? Stai male, sei malata da giorni. Sono io che devo chiederti per favore, fammi entrare.
-Ho detto di no! Entra e io mi ammazzo direttamente!
-È da un mese che sono entrata in questa casa e non ho mai visto il tuo viso! Ti sembra normale una cosa del genere?!
-Sta zitta! Fatti gli affari tuoi,Alice!
-Che problemi hai?! Siamo solo io e te, ma è come se fossimo completamente sole. Sono stufa di sentirmi sola in questa casa maledetta!
Mi stavo irritando, iniziai a camminare per il corridoio, alzando il tono della voce.
-Sei malata! Almeno permetti ad un dottore di farti visita!
-No!No!Nessuno deve vedermi!
-Non hai un briciolo di cuore per me? Sono tua nipote. I miei genitori sono morti. Ho solo te come famiglia, mi sembra di vivere con un fantasma!
La sentii tossire forte.
-Io rimarrò qui vicino alla porta, finché non deciderai di farmi entrare!
-Allora puoi anche morirci perché quella porta non si aprirà mai. Preferirei morire piuttosto che esser vista da qualcuno.
Mi buttai per terra, ero arrabbiata, molto arrabbiata. Sentivo che niente e nulla aveva un valore.
Quando qualcuno si sente così, non dà più importanza a nulla, specialmente a quello che dice:
-Allora sai che ti dico? Ti tratterò così come tu hai trattato me! Se ti piace così tanto, muorici là dentro! Non meriti che qualcuno perda tempo per te! Me ne vado! Hai capito? Me ne vado!
Non ci fu risposta.
Ero diventata isterica e furiosa. Scappai in camera mia e presi una piccola valigia, iniziai a buttarci dentro i miei vestiti.
Non riuscivo più a trattenere le lacrime.
Iniziai a singhiozzare per terra, con ancora in mano un maglioncino da buttare dentro la valigia, la vista iniziò ad appannarsi e, senza capire perché, finii per addormentarmi.
Quando mi svegliai rimasi sorpresa.
-Come? Mi sono addormentata?
Guardai il maglioncino che avevo ancora in mano, poi alzai lo sguardo sulla valigia. Non c’era più.
Mi alzai di colpo.
-Dove sono i miei vestiti?
La prima cosa che aprii fu l’armadio e li ritrovai tutti lì, al loro posto. Presi una maglietta e con sguardo incredulo la studiai.
Poi sentii un forte tonfo, come se qualcosa di pesante fosse caduto.
 Mi girai di colpo, buttai la maglietta nell’armadio e mi avviai verso l’origine di tale rumore.
-Nonna? Sei tu?
Nessuna risposta.
-Nonna, hai messo tu a posto i miei vestiti?
Ancora nessuna risposta.
Stavo camminando lentamente lungo il corridoio, le luci iniziarono a fare strani giochetti, come accaduto prima.
-Ho paura, nonna, per favore, rispondimi. Dimmi che ci sei…
Le luci in tutta la casa scomparvero.
La temperatura si abbassò di colpo.
Provai ad accendere l’interruttore ma nulla, cortocircuito totale.
Mi strinsi in un abbraccio solitario, come per riscaldarmi le braccia infreddolite.
Sentii un tuono che mi fece trasalire, fuori avrebbe iniziato a piovere a momenti.
Ero vicino alla camera di mia nonna, una luce fioca si intravedeva dalla piccola apertura creata dalla porta.
-La porta è aperta…
Bisbigliai tra me e me.
Spostai lentamente la porta e la mia vista poté vedere per la prima volta la camera di mia nonna. Non c’era nulla di strano, anzi il fatto strano era proprio quello che tutto sembrava troppo in ordine.
Il debole rumore della pioggia fece la sua comparsa.
-Non pensavo…avesse le forze di pulire..
E feci scivolare il dito su un mobile, constatando che era assente da polvere.
Guardai attentamente il letto matrimoniale, le coperte erano disfatte.
Posai le mie mani per controllare la temperatura.
-È…ancora caldo…ma dove può essere andata?
Un debole suono di qualcosa che striscia nell’oscurità mi prese di sorpresa. Sentii la pelle d’oca sotto i miei vestiti. Rimasi ferma immobile, proveniva da dietro di me.
Si aggiunse un debole ringhio doloroso.
-N..n..nonna…
Fu l’unica cosa che fui in grado di dire.
Il ghigno di dolore si trasformò in un respiro affannoso, che sentii sul mio collo, non riuscivo a trattenere le lacrime dalla paura.
Poi un tuono mi fece trasalire.
Urlai e scappai verso la porta, ma questa si richiuse di colpo.
Mi sentivo in trappola, congelai sulla porta dalla paura, non capivo cosa stava accadendo.
Ora si sentiva soltanto la pioggia che graffiava il vetro.
Dopo un breve momento di silenzio, sentii una voce che bisbigliava il mio nome, non era la voce di mia nonna.
-…Aaalicee….
Ero paralizzata dalla paura, avevo paura di muovermi.
-…Aaaaliceee…
Non osavo rispondere.
-ALICE!
Il tono sembrava demoniaco, come se provenisse da un’altra dimensione.
-Non ti hanno insegnato a rispondere?!
Ancora non sapevo che dire e cercavo di aprire inutilmente la porta.
-Sembra proprio di no.
E poi scomparve di nuovo. La porta finalmente si aprì e presi a correre fuori.
Dovevo arrivare in camera per prendere la chiavi, aprire la porta e uscire, ma caddi di colpo sul pavimento.
Il sangue iniziò a sgorgare con furia dal mio naso, faceva molto male.
Cercai di alzarmi, ma la testa mi girava e con la vista offuscata mi sembrò di vedere una figura in sottoveste davanti a me che mi sussurrava lentamente:
-Rispondi, Alice. Rispondi quando ti chiama.
Era la voce di mia nonna, ma come se provenisse da un’altra dimensione.
Mi alzai con difficoltà e cercai di allontanarmi da lei, ma non osai ritornare nella sua stanza.
Scomparve, ma sapevo che era lì.
-Chi..è…. nonna…cosa sta succedendo?
Mi alzai e andai verso la mia stanza.
-Non ti preoccupare, finirà tutto presto, solo se gli risponderai.
-Aiutami! Voglio uscire da qui!
Presi le chiavi dalla mia camera, erano sul letto.
Qualcosa mi prese dai piedi e mi trascinò sotto il letto con forza.
Cercai di lottare con tutte le mie forze per non permetterglielo.
-Lasciami andare! Aiutoooo!
Alla quale la voce demoniaca disse:
-Cosa hai detto?
-Ho detto.. LASCIAMI ANDARE!
Quest’ultima rise malignamente e la presa sulle mie gambe si sciolse.
Riuscii ad alzarmi e poi sentii suonare una melodia.
Aveva una strana influenza su di me, mi faceva venir voglia di sdraiarmi sul letto e addormentarmi.
Così mi misi sul letto e chiusi gli occhi.
Per sempre.
La strana melodia continuava a suonare, la pioggia aveva smesso e qualcuno stava cantando dolcemente.
Davanti ad uno specchio, in camera della nonna, Alice stava finendo di pulirsi il viso dal sangue.
-Che bello….essere…di nuovo giovani. Non credevo avresti mantenuto la tua promessa.
Dietro di lei si ergeva una figura alta e scura, del quale si intravedeva il riflesso nello specchio.
-Un’anima per un corpo. Non era una promessa. Ma un patto.
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