25. Doposcuola

“Non saprei spiegare la strana sensazione che mi procurava l’immagine di Letizia Marconi in lacrime sulle scalette della scuola.”
Piangeva disperatamente e soffiava violentemente nel fazzoletto.
I suoi singhiozzi erano deprimenti e il trucco (che con tanta meticolosità si faceva ogni mattina per andare a scuola) era tutto sbavato, rendendola incredibilmente penosa.
“Sapevo perché stava piangendo. Tutta la scuola lo sapeva. La stupida aveva appena scoperto di essere incinta, con un test fatto nel bagno della scuola. Ma non affrettatevi a provare compassione per lei, perché se la conosceste bene, non desiderereste altro che la sua morte.”
Senza accorgermene il mio sguardo si fissò su di lei.
Letizia se ne accorse:
-Ti piace vedermi in questo stato, stronza?
“Sono due anni, ragazzi, che non mi rivolgeva la parola e l’unica frase che è riuscita a formulare si basa su una sua considerazione di mia completa invidia nei suoi confronti. Che ego.”
-Quel nominativo non credo sia adatto a me.
Si alzò guardandomi negli occhi.
“La voglia di sfogare la sua rabbia su qualcuno le è impossibile da nascondere.”
-E io invece credo che ti cada a pennello. Pensi che non mi accorgo di come mi squadri male sui corridoi, a ricreazione?
Con calma le rispondo:
-Non ti sei mai domandata se questa fosse soltanto una tua sensazione?
-Si, si, eh,eh. “Una mia sensazione”. Ammettilo, tu sei invidiosa di me. Tu mi odi.
Disse questa frase ponendo enfasi su ogni parola indicandomi.
-Dovrei veramente così tanto? È vero, non mi stai simpatica e la mia considerazione di te è talmente bassa che non saprei nemmeno che tipo di confronto fare per rendere l’idea, ma questo non significa che tu sia al centro dei miei pensieri tutto il tempo. Non ti odio, ti preferisco ignorare.
La mia risposta sembrava averla scoraggiata dal tentativo di avere un confronto dialettico con me e mi dava l’impressione di averla calmata.
-Io al tuo posto…mi odierei.
Disse e mi rivolse un sorriso disperato:
-Ho distrutto tutti tuoi sogni, ciccia! Saresti matta a non odiarmi.
Ci guardammo intensamente, lei si diede un’asciugata al naso rapidamente.
“Non hai tutti i torti, Letizia.”
-Sogni? Che sogni poteva avere una ragazzina di quindici anni? Comunque sia, non ho intenzione di parlare del passato. Piuttosto, non so se tu te ne sia accorta, ma tutta la scuola sa che sei incinta. Che modo disperato di voler attirare l’attenzione, quel test potevi pure farlo a casa.
A questa mia frase mi sorrise e si accese una sigaretta.
-Già. Ora tutti lo sanno. I miei genitori non possono ignorarmi sta volta.
“Patetica creatura. L’unica sfortuna che abbia mai avuto è quella di avere dei genitori che sanno solo viziarla. Talmente stupida da cercare i modi più disparati per attirare la loro attenzione e quella degli altri, senza mai provare però a migliorare se stessa. Va fiera di aver fatto cose di cui una ragazza normale della sua età si vergognerebbe a tal punto da desiderare di essere morta. Che anima vuota.”
La squadrai male, ma veramente molto male.
-Ecco! Quello! Quello è lo sguardo che intendo! Stronza..
Feci un sospiro pesante.
-Ti sei voluta far mettere incinta?
-Sei così intelligente, non ti si può nascondere nulla, Laura.
Si guardò attorno, erano tutti andati via ed eravamo rimaste solo noi.
Mi sussurrò nell’orecchio con un tono di voce che mi fece desiderare di strozzarla con le mie stesse mani in quel preciso istante.
-Adesso che lo sai, che tu lo dica in giro non renderà giustizia di nessun tipo. A te non crede mai nessuno, nemmeno i professori. Sei troppo intelligente e io questa tua intelligenza te l’ho rivoltata contro. Nessun rimbambito fuori o dentro quella scuola ti crederà mai.
Poi mi diede una spinta e aggiunse.
-Se ne sono andati tutti, ora di finire la commedia. Divertiti a realizzare nella tua geniale testolina come tutta questa storia andrà a finire.
E la guardai andarsene lentamente sulla sua strada, con quella sua camminata altezzosa.
Ero in camera mia sul letto a fissare il soffitto.
“Facile dedurre come tutto finirà. I suoi genitori, strafottenti come sempre, le pagheranno un aborto. Poi lei denuncerà per stupro il coglione di turno che si è scopata l’ultimo sabato nel lurido locale in cui è andata. Vincerà la causa, grazie ai soldini di mamma e papà, intascando anche qualcosa in più, costringendo un povero disgraziato alla galera. Non una, ma due vite, completamente distrutte. Quella del bimbo nel suo grembo e quella del coglione di turno. E tutto questo perché? Per un suo capriccio.”
Presi un cuscino e ci urlai dentro con tutta la mia forza.
“Questa è Letizia. Senza coscienza. Senza empatia. Disumana. Un parassita.”
 
Il giorno seguente la beccai di nuovo all’uscita, avevo intenzione di parlarle.
Si accorse che la stavo seguendo.
-Mi hanno programmato un aborto per la prossima settimana e sto già iniziando le cause per denuncia di stupro. Tu come stai?
-Perché non approfitti di tutto questo per rimanere a casa? Non che ti freghi più di tanto della scuola.
Si girò verso di me.
-Mia intenzione era infatti rimanere a casa, finché ieri non abbiamo avuto la nostra prima conversazione dopo anni. Me lo sentivo che non avresti resistito a parlare di nuovo con me, non potevo perdere l’occasione.
-Avevo bisogno di avere conferma alla mie supposizioni.
-Si sono rivelate esatte?
-Tristemente e perfettamente esatte.
-Ne sono contenta.
-Io no.
Ci fu una breve pausa.
-Non so come spiegartelo, ma in un modo o nell’altro mi manchi, lo sai? Mi manca tutto questo, queste conversazioni così diverse dal solito. Sei l’unica persona che mi conosce per quello che sono veramente.
Poi il suo sorriso strafottente si trasformò in una smorfia, si tolse gli occhiali da sole e fissò il vuoto.
-Cioè un mostro, un’egoista… (Letizia)
-Vuota…(Laura)
-Finta… (Letizia)
-Manipolatrice… (Laura)
-Bugiarda… (Letizia)
-E maledettamente furba. (Laura)
Si rimise gli occhiali da sole, si accese una sigaretta, sputandomi il fumo in faccia.
Dissi subito dopo:
-Vorrei chiudere ogni rapporto con te definitivamente. Come se per me non esistessi più. Voglio dimenticare il tuo nome e voglio che tu dimentichi il mio. Io non devo più esistere per te e tu non devi esistere per me, né in bene né in male.
-E come credi di convincermi?
“Cretina, non ti ricordi che io ho l’unica cosa che per te abbia ancora un valore, su uno scaffale, esattamente sopra la mia scrivania?”
-Ti ridarò l’unica cosa che per te abbia un valore.
Il suo sguardo si riempì di ira e con il dito mi puntò sul petto mentre mi rivolgeva le seguenti parole:
-Ladra, schifosa e infame! Allora sei stata tu a rubare il mio trofeo?
-Si. Quel trofeo che non ti sei mai guadagnata perché hai imbrogliato. Ce l’ho io. Te lo posso ridare, a patto che tu faccia quel che ti ho detto.
-E cosa ti fa credere che io manterrò la promessa, pure se tu me lo ridassi?
-Il fatto che potrei riprendermelo quando voglio, come ho fatto in passato.
Stavolta ero io a sorridere.
-Affare fatto.
-Ti ho scritto tutti i dettagli su questo foglietto. A presto.
Non mi salutò e me ne andai.
Era una notte tranquilla, la collina splendeva alla luce della luna. Letizia saliva lentamente.
Ad un certo punto si fermò vicino ad un ceppo, sedendosi.
Prese tra le mani il foglietto che le avevo consegnato.
-Che pazza svitata, che posto è mai questo? Vabbè. Non importa…per il trofeo farei di tutto.
Si girò il foglietto tra le mani, poi gli diede fuoco.
-Che bella serata, non credi?
Non si accorse della mia presenza e trasalì appena sentì la mia voce.
Si alzò di colpo.
-Brutta stronza! Mi hai fatto prendere un colpo! Allora sei proprio svitata!
“E hai ragione, solo che non sai quanto.”
Dov’è il mio trofeo?
Gli mostrai la busta regalo.
-Proprio qui.
E le sorrisi. Mi guardò male, si avvicinò lentamente e prese la busta.
Dal suo sguardo capii che era sulle difensive.
-Ancora non ho capito il motivo per cui abbiamo dovuto incontrarci qui.
-Non so, mi divertiva l’idea di farti venire la pelle d’oca.
-Certo…se per te questo è divertente…no comment.
Ero dietro di lei, mentre apriva la busta.
“Ma così è pure troppo facile.”
E le saltai addosso, facendola cadere. Aveva iniziato ad urlare.
La stavo strangolando. Lo stavo veramente facendo. Le sentivo gemere sotto di me e lottare.
C’era una forza più grande di me che dirigeva la mie mani.
Non saprei spiegare bene la sensazione che mi procurava l’immagine di Letizia Marconi che moriva a causa mia.” 
Tutto si era rallentato.
Ad un certo punto smise di fare qualsiasi rumore e io allentai la mia presa.
Guardai le mie mani, stavo sanguinando, mi aveva graffiato.
Guardai di nuovo il suo corpo immobile, iniziai a tremare.
È tutto reale? L’ho uccisa veramente?”
Mi avvicinai a lei, non sentivo nessun respiro.
Avevo fissato il mio sguardo nel suo.
Il vuoto.”
Posai delicatamente le dite sporche di sangue sulle sue ciglia, abbassando le palpebre, lasciando una leggera scia rossa.
Poi sorrisi. Mi sentii superiore a tutto e tutti.
Appena fui cosciente dei miei pensieri, mi venne da ridere.
“Sono pazza, completamente pazza! Oddio, non riesco a smettere di ridere!”
Non riuscivo a smettere di ridere, poi di colpo, divenni seria e tornai a guardare il suo corpo.
-Non puoi nemmeno immaginare in quanti gioiranno della tua morte. Me in primis.
Mi sfuggì un altra risata, corta e acuta.
-Non te l’ho mai detto in faccia, ma ho sempre pensato che tu fossi una ballerina pessima se per vincere questo trofeo del cazzo hai dovuto sabotare la mia performance rovinandomi per sempre la carriera.
Presi una pala e iniziai a scavare.
-Nessuno ti troverà qui. Chi mai potrà immaginare che Letizia Marconi, all’una di sera, si trovava su una collina per poter riavere indietro un stupido trofeo vinto tre anni fa, perché poteva ricordarle l’unico momento in cui i suoi genitori l’abbiano considerata e lodata? Assolutamente nessuno.
Avevi proprio ragione, sono l’unica persona che ti abbia conosciuto per chi veramente eri.
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...