16. Morbido rosso (parte 1)

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C’era una volta una bimba dai capelli rossi molto timida e calma. Così timida e calma che si spaventava a giocare con gli altri bambini che urlavano, si lanciavano giocattoli o li rompevano. Era una bimba che aveva cura di ogni cosa… i suoi pochi giocattoli erano tutti curati, i suoi disegni, ogni suo piccolo tesoro, tutto tenuto in ordine e curato; alla madre faceva tanta tenerezza e per questo le voleva un mondo di bene.
Ma suo padre non era bravo, la bambina sentiva sempre urlare e piangere la madre quando lui tornava a casa; per la bimba la madre, anche se le sorrideva, sopra la testa aveva sempre una brutta nuvola che tuonava e faceva piovere, quando glielo diceva, lei le ripeteva che “la nuvola che vedi è la realtà nascosta dietro al mio sorriso, non scordarti di essere in grado di vedere quello che gli altri non possono vedere, a volte è più reale della realtà stessa” e la bimba non capiva, ma in futuro avrebbe capito.
Un giorno la madre le fece un regalo.
Un piccolo, meglio dire, minuscolo e morbidissimo criceto rosso, come i suoi capelli.
La bimba se ne innamorò subito e tutta lo bravura nel curarsi delle piccole cose si riversò sul piccolo e fortunato criceto. La rendeva felice e rendeva felice anche la mamma.
Ma un giorno, successe il brutto.
La mamma, nonostante l’amore per sua figlia, iniziò a sentirsi veramente male per colpa del padre, così male che dovette andare in ospedale per tanto, tantissimo tempo…
La bambina rimase da sola col padre, si sentiva sola e aveva paura di lui.
Era distaccato, non gli interessava niente di lei e la bimba vedeva che dal sedere gli spuntava una brutta coda nera che a lei stava molto antipatica.
Ogni giorno però, la nonna accompagnava la piccola bimba all’ospedale per visitare la madre e si portava a presso il suo piccolo e grasso criceto rosso, i fogli e i colori per disegnare e la bambola dai capelli rosa e il vestito a strisce arancioni, la sua preferita.
La madre sorrideva sempre quando la vedeva così felice che veniva da lei, ma la bimba non voleva dirle che a casa non lo era, l’importante in quel momento era sorridere insieme a lei.
La madre era molto malata, così ammalata che sapeva che presto avrebbe lasciato la bimba da sola, ma non poteva permettere di lasciarla proprio da sola con il padre, che non si poteva chiamare padre.
Le rimaneva poco tempo da vivere, non sapeva cosa fare, ogni giorno passato con la sua piccola poteva essere l’ultimo, se era la fine, voleva almeno passarla solo con lei, l’unica sua ragione di vita, così decise di uscire dall’ospedale.
La bimba era felicissima di poter di nuovo stare con la sua brava madre.
La madre lottò contro il padre e vinse, la bimba ora non era più costretta ad avere attorno una figura pericolosa, specialmente per il suo futuro.
Dopo che il padre scomparì dalle loro vite, la madre si riprese.
Da quel momento passarono cinque bellissimi anni insieme.
Certo c’era qualche litigio, ma da ogni problema ne uscivano più unite.
La bimba, ora una ragazza, sapeva di essere veramente fortunata ad avere una madre come la sua, una madre che non era solo una madre, ma una compagna di vita, un’amica, una persona che merita veramente tutta la sua fiducia.
Nella sua vita c’erano sua madre e il criceto rosso, cresciuto anche lui.
Il resto del mondo per lei era troppo rumoroso, troppo caotico e pericoloso.
Era una ragazza delicata, con molti segreti, tranne che per sua madre.
La madre aveva paura per lei, la incoraggiava a fare sempre attenzione, ma non doveva, perché la ragazza sapeva quando la gentilezza degli altri era vera e quando invece non lo era e finora non aveva trovato una sola persona che le sembrava realmente gentile e calma come lei.
Poi… arrivò l’ultimo giorno.
La malattia era l’unico segreto che la madre non aveva detto alla figlia.
Le aveva insegnato molte cose, l’aveva amata come nessuno avesse mai potuto farlo, l’aveva incoraggiata e le aveva raccontato tutto di lei, tranne della malattia.
Non ci fu giorno prima della sua morte in cui la ragazza pianse così tanto, non aveva mai visto la vita da un punto di vista così negativo, sua madre non c’era più…
Non disegnava più, il suo talento e il suo amore per le cure si erano affievoliti…
Piangeva e non sapeva darsi delle risposte, delle motivazioni.
Iniziava a provare rabbia, dolore, agonia, solitudine…
Come l’avrebbero cambiata queste sensazioni?

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14. Il risveglio della vittima

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Sono in balia del vento
aprendo gli occhi silenziosamente
e facendo attenzione a non provare tormento
cercavo di alzarmi dal mio baratro coraggiosamente.

Cosa successe?
Nessuno che lo sapesse?
La mia memoria mi ingannava convinta,
il mio corpo di dolore non ne provava per finta.
Braccia costernate
di ferite insanguinate.
Battaglie che non sapevo di aver combattuto,
iniziai a sentire il lutto.

Non provai più ad alzarmi,
nessuna lacrima avrei versato,
sentendomi incapace di comprendermi,
in quello stato era tutto un sogno compatto,
a sorpresa mi presi pensando
di cose belle aver toccato,
un tempo felice cantando.

Un giardino di fiori profumati,
capelli morbidi e ondulati,
un viso contento e un vestito turchese
che ora non ho, per pagamento di mie gravi spese.
Nel recognito sogno cosa potevo ricordare?
Ero felice e volevo volare
Ma qualcuno voleva farmi del male
In un angolo progettava dolore e si fingeva cordiale.

Ero giovane, immatura e debole,
chi ha gli artigli e trova preda
ne approfitta subito con tutta la sua mole,
prende l’ anima tua giovane e stupenda
e tu non fai in tempo a urlare
che già ti ritrovi a scappare.

Iniziando a ricordare
lacrime calde iniziarono a colare,
ho conosciuto un mostro
che di cantare m’ ha tolto il fiato
e come ve lo dimostro
se anche la mia gola ha violato?

Ricordo la sua gentilezza ammaliante
che mi toglieva ogni volta un sorriso imbarazzante,
di fare attenzione non mi preoccupai
e adesso preferisco ricordare
in che modo indescrivibile
la mia bontà aveva intenzione di violare.

Cosa ci faccio ancora sul luogo del delitto ad aspettare?
Provo talmente tanto dolore e agonia
che io adesso so solo odiare.
L’inferno che mi hai fatto passare
elevato a potenza infinita io ti farò assaggiare.

L’innocenza ormai è un ricordo fievole di me
mi rimane la vendetta
con cui io possa tormentare
e ogni cicatrice indelebile che ho sul corpo
in giuste dosi te la farò ripagare.

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11. Sognando il rischio.

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In bilico su una corda
dall’altra parte devo arrivare.
Ogni notte la stessa storia,
Il mio equilibrio faccio dondolare.

Un sogno che si ripete,
motivo non so dare,
il pensiero nella mente
prende una forma circolare.

E tutte le notti sono un ciclo,
mi sto iniziando a stufare,
di sognarmi su un biciclo,
da questo sogno mi voglio svegliare.

Ogni mattina rischio l’ossessione,
da questo sogno devo scappare,
la prossima volta meglio fare attenzione
e di perdere la vita non devo più rischiare.

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9. Let’s party.

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La luce fioca per far risaltare il colore della sera, il suono creato dal chiacchierio della gente ai tavoli, le risate, i discorsi.
L’odore di tabacco e di cibo, le bevande sorseggiate, il continuo via vai, donne che vanno a incipriarsi il naso, camerieri che svolgono il loro lavoro, i nuovi clienti che arrivano e i vecchi che se ne vanno. 
Il sottofondo musicale che preparava l’entrata in scena della band della serata.
La sala da ballo aspettava solo di essere calpestata a ritmo.
Dietro le scene il sassofonista euforico si prepara, la band lo accompagna nelle sue prove.
Stanotte è lui la star, aspettano solo la sua esibizione.
Le luci cambiano, le presentazioni vengono fatte.
E la musica inizia.
La danza dei musicisti si rallegra, le note si alzano, gli strumenti vibrano di vita.
Il sassofonista guida tutti con la passione con cui suona.
I tavoli si liberano, la gente balla, la temperatura del locale si alza.
Tutti insieme spingono l’acceleratore e il divertimento aumenta.
Tutta la notte si festeggia, così l’uomo esprime il suo bisogno di sentirsi vivo.

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8. Racconti di un uomo che scappò dall’Inferno.

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Un giorno persi l’autobus, il prossimo sarebbe arrivato fra più di un’ora, mi toccava aspettare, il fatto di stare solo con la pioggia che aumentava il ritmo e il telefono scarico mi innervosiva, ma mi dissi di stare calmo, stringermi nella mia calda sciarpa e aspettare.
Ascoltavo il rumore della pioggia che cadeva sull’asfalto veloce e la poca nebbia che c’era iniziava a espandersi.
Il tutto era deprimente, non passava anima viva e non riuscivo a vedere più la strada, mi spaventava un pochino questo fatto e mi strinsi di più nelle mie vesti.
Quando poco dopo, una figura a passo lento si stava avvicinando alla fermata.
Una vecchia zingara, con solo un libro in mano si sedette vicino a me. La osservai, portava un paio di occhiali molto spessi, come il fondo dei barattoli, aveva una lunga treccia bianca, portava una gonna lunga e colorata e una giacca di pelle che dava l’impressione di essere molto vecchia, le sue unghie erano brutte e lunghe e i suoi occhi, quando mi guardò, erano di un verde grigio molto intenso.
Nel silenzio, aprì il suo libro e iniziò a leggere.
La noia e la curiosità mi portarono a focalizzare la mia attenzione sul libro. Lessi il titolo, “racconti di un uomo che scappò dall’inferno”… doveva essere un libro che parlava di racconti dell’orrore, pensavo.
La zingara si accorse che il mio sguardo era fisso sulla copertina del libro e mi chiese se il titolo mi incuriosiva. Le risposi positivamente e lei mi sorrise e tornò a leggere.
Visto che non volevo disturbarla, girai un attimo dall’altra parte il mio sguardo e poi mi misi a giocare con la sciarpa, quando poi riposi lo sguardo dalla sua parte, non c’era più.
Non avevo sentito nessun rumore, ma era scomparsa nel nulla, sobbalzai e notai che aveva dimenticato il suo libro sulla panchina.
Mi guardai attorno per cercarla, ma di lei non c’era nessuna traccia. Il fatto, insieme all’ambientazione in cui mi trovavo, mi fece venire i brividi, presi titubante il libro in mano, studiandolo.
Aprii la prima pagina e iniziai a leggere…
Non riuscii a finire il secondo capitolo.
Non avevo mai letto qualcosa di più orribile e spaventoso in vita mia, era talmente macabro che mi venne un conato di vomito, sudavo freddo e avevo la pelle d’oca. Richiusi di fretta e furia il libro e lo buttai sulla panchina.
Come cavolo aveva fatto qualcuno a scrivere tali orrori? Ed ero soltanto al secondo capitolo!
E come era riuscita la zingara a leggere senza battere ciglio talmente tanti capitoli da essere arrivata alla metà del libro?!
Ero altamente su di giri, il fatto di esser rimasto da solo in mezzo alla pioggia e alla nebbia e anche il fatto che non era passata neanche una macchina, mi innervosiva assai.
Iniziai a sentirmi terribilmente a disagio, mi venne l’ansia e iniziai a preoccuparmi.
Dell’autobus non c’era l’ombra e la nebbia non mi permetteva di vedere niente.
Mi sedetti e imprecai, che giorno di merda.
Dopo poco, sentii altri passi, anche se non riuscivo a vedere da chi provenivano per colpa della nebbia.
Piccoli rumori, “toc toc toc”, erano le scarpette di una bambina.
Da sola, con uno zainetto rosso in spalle, un capotto color ciliegia e due treccine nere, si sedette sulla panchina vicino a me.
Mi chiesi che cosa ci facesse da sola, volevo tanto chiederglielo, perché mi incuteva un attimo timore vederla così spensierata, quando un altro bambino della sua età avrebbe pianto a trovarsi da solo in un posto del genere, ma non glielo chiesi.
Pochi minuti dopo attaccò lei bottone con me, perché notò il libro sulla panchina e mi chiese se era mio.
-Questo libro sembra molto vecchio, è tuo per caso?
-…No, non è mio, però è meglio se lo lasci là, una signora che stava qui prima l’ha dimenticato, forse torna a riprenderlo.
-Come era questa signora?
-Beh, aveva lunghi capelli bianchi, portava una treccia come te e anche degli occhiali larghi, molto larghi…
-Andava di fretta per questo l’ha dimenticato?
-Non lo so, io quando ho girato la testa, lei non c’era più.
-Così veloce è stata? Una vecchietta?
-…Sì, sembrerebbe di sì, infatti se l’avessi vista, le avrei ricordato di riprendersi il libro.
Ci fu un attimo di silenzio, poi la bimba prese il libro in mano, la fermai subito.
-Scusa, meglio che non lo leggi, racconta brutte cose, lascialo là che è meglio.
-Non lo leggo, promesso, voglio solo vedere una cosa sulla prima pagina…
-Davvero? Cosa?
Aprì il libro alla prima pagina e me la pose davanti agli occhi, rimasi a bocca aperta.
-Questo volevo vedere, è il tuo nome per caso?
Non sapevo che rispondere, cavolo se quello non era il mio nome! C’era anche il cognome!
-…Sì…è il mio..ma come..?
La bambina mi sorrise e mi disse con voce calma:
-Allora questo è un regalo per te, forse… oh,penso che forse è una tua famigliare o amica di famiglia, che ti ha visto crescere da piccolo e ora voleva farti una sorpresa, lasciandoti questo libro come regalo!
Era sveglia la bambina e anche molto fantasiosa, mi stava iniziando a stare molto simpatica.
-Non penso verrà a riprenderselo, penso sia per te, tieni.
E me lo diede, lo presi molto educatamente anche se avrei preferito dargli fuoco.
-Ma tu perché sei qui tutta da sola?
La bimba non rispose e mi sorrise di nuovo, dondolando i piedi e cambiando subito argomento.
-Mi piace tanto la pioggia e anche la nebbia…specialmente camminare nella nebbia, a te?
-…Non proprio ecco…sei una bambina molto particolare, lo sai?
– Sì, grazie, lo so, mia nonna lo dice sempre, devi aspettare ancora molto il tuo autobus?
-Sì,ho ancora molto da aspettare e tu?
Volevo tornare sull’argomento, ma lei ancora una volta lo cambiò.
-Allora che ne dici se ci facciamo una passeggiata insieme nella nebbia?
Non sapevo bene cosa rispondere, non riuscivo a capire come riuscisse a essere così calma in una situazione del genere, però mi spaventava l’idea di lasciarla riandare da sola in giro e decisi che questa passeggiata si poteva fare.
Passeggiamo per molto, mi guidava lei e parlava del più e del meno, io l’ascoltavo e facevo domande, mi aveva calmato la sua presenza, poi mi accorsi che non mi aveva ancora detto il suo nome.
-Ma come ti chiami piccolina?
Ma quando glielo chiesi, scomparse anche lei nel nulla più totale.
Ero solo, nel nulla, non sapevo dove mi aveva portato.
Cosa stava succedendo, per l’amor di Dio?!
Mi stavo ricredendo sul paranormale se sarebbe successa un’altra cosa senza una spiegazione logica.
La verità è che stavo nei casini, mi ero perso e avevo perso la bambina.
Peggio di così, in quel momento, non poteva andare…

E invece sì, perché il meglio della situazione ora doveva arrivare.

Nella nebbia, la terza figura di questa racconto si avviava verso di me a passo deciso.
Non era un uomo, non era terreno, al posto della testa, aveva una gabbia che conteneva un cuore pulsante..
e al posto delle mani aveva delle radici mobili, se non fosse per la strana giornata di oggi, sarei svenuto.
Dietro di lui la bambina, il cui cappotto ora era nero e gli occhi e i capelli rossi, mi guardava soddisfatta come se mi avesse teso una trappola e io come un pesce lesso ci fossi cascato.
-Cosa pensi sia questo?
E indicò il cuore che batteva nella gabbia, era impressionante come visione.
-E’ la tua anima. Che ora appartiene a me.
Sorrise malignamente.
-Le anime diventano adorabili quando non sanno di essersi perse. Se vuoi mi presento, io.. sono un demone, do la caccia alle anime perse e le rinchiudo tutte nel mio regno di dolore, anime come la tua.
Tu sei morto caro.
Sei morto.

E ci stavo credendo, sinceramente non ricordavo il motivo per cui ero là in quella fermata.
Ma perché la mia anima doveva patire le pene dell’inferno? Non avevo fatto niente di così male da quel che ricordavo.
L’inferno non era posto adatto a me.
Quando vidi il viso del demone ad un certo punto trasformarsi in una smorfia bruttissima, dietro di me comparse la zingara.
Ero quasi contento di vederla, in mano aveva il libro, mi sorrise e me lo poggiò in mano.
-Pure dopo la morte, non puoi sapere cosa ti aspetta, ma sei hai i mezzi, preparati ad ogni evenienza.
Mi diede una pacca sulla spalla e così come arrivò se ne andò.
-Quel vecchio angelo rimbambito mi metterà sempre i bastoni tra le ruote, ma nessuno mi impedisce di metterli anche a te…
E’ ora di andare a casa,piccolo prigioniero.

Mi svegliai e davanti a me il primo capitolo del libro aveva preso vita.
Presi il mio manuale di sopravvivenza e mi diedi coraggio, la salvezza da quel mondo dovevo guadagnarmela.
Perché anche dopo la morte, io la pace non l’ho trovata?

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6. Insieme per l’eternità.

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Tanto tempo c’era una ragazza molto triste e di poche parole che andava con la famiglia in chiesa.
Quando morì suo padre e la Morte venne a prenderlo, la Morte notò la ragazza.
Non si sa perché, spiegazione non si può dare, ma rimase ammaliata dalla ragazza.
Così ammaliata che smise di fare il suo lavoro solo per poterla vedere ogni giorno mentre viveva la sua vita triste e sconsolata.
Alla Morte dopo poco tempo dispiacque vederla sempre così triste, ma adorava il suo mutismo e il modo in cui passava il tempo da sola a prendersi cura del giardino e della casa, era difficile resistere alla voglia di toccarle le mani e il viso.
Ma la disattenzione della Morte al suo lavoro da lì a poco avrebbe portato problemi, un portale indistruttibile che univa il Regno dei morti e il mondo dei vivi si era creato.
Le anime  più infide, avendo perso il loro Re, tornarono sulla terra per incutere terrore, così come avevano fatto nella vita terrena.
La Morte si diede da sola della stupida e ora doveva rimediare al problema che aveva creato, se no, non avendo adempito al suo compito, sarebbe scomparsa e qualcun altro avrebbe preso il suo posto e un nuovo ordine si sarebbe instaurato, tutto questo solo perché era stata distratta da qualcosa di così innocente ma allo stesso tempo potente.
Ma la Morte non riusciva a vedere le anime scappate dal suo regno sulla terra, aveva bisogno di qualcuno che potesse aiutarla.
Così si fece coraggio e una notte di luna piena si presentò davanti alla ragazza.
Spaventata lei fuggì in un bosco e si perse, la Morte la seguì per accertarsi che non si facesse male… ma un’ anima crudele la attaccò.
La Morte la protesse, ma proteggendola perse ancora di più il suo potere.
La ragazza rimase ammaliata da tale azione e quando la Morte le chiese il suo aiuto, lei accettò.
I suoi occhi erano in grado ora di vedere i morti e di aiutare la Morte a riportarli tutti sotto il suo controllo.
La ragazza per la prima volta in vita sua, sembrava essere felice, perché si sentiva utile e importante per qualcuno.
Ma era comunque una mortale e un giorno sarebbe morta, quando la Morte pensava a questo fatto si sentiva distrutta.
Volevano stare insieme, per sempre.
Ne parlarono e ci pensarono a lungo, si confidarono segreti nascosti che nessuno avrebbe mai saputo.
Si stavano innamorando veramente uno dell’altro, tanto da essere pronti a passare l’eternità insieme.
Ma la Morte non poteva abbandonare il suo compito e la ragazza non poteva morire e basta per stare con lei.
Chiesero aiuto all’universo…che diede loro le informazioni necessarie per riuscire a stare insieme per l’eternità.
La ragazza si sarebbe reincarnata e con il suo potere di vedere i morti, era dopo era, avrebbe attratto a sé la Morte.
L’amore della Morte invece avrebbe assunto forma terrena e non sarebbe mai nato con la consapevolezza di sapere la verità.
Così facendo, si cercheranno e si ameranno all’infinito, era dopo era, potendo anche adempiere al loro compito di riportare le anime malvagie nel regno dei morti.

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5. Quando prega il narciso.

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 I genitori poveri di una bambina, decisero di mandarla in collegio all’età di quattro anni, perché non potevano sfamarla. Si dimenticarono di lei e le suore se ne presero cura.
Ma più lei cresceva, più diventava bella e più diventava bella, più si innamorava delle sua morbida pelle, dei suoi splendenti capelli e dei suoi incredibili occhi. Le suore notarono che il suo comportamento stava diventando peccato. Per salvarla la fecero diventare suora. Ma la ragazza, ormai abbastanza grande per essere arrivata ad un punto che l’unico amore che provava, era per il suo riflesso, il vizio non perse.
Provarono di tutto, ma il suo cuore batteva solo per quel angelico riflesso che quando poteva intravedere, in un pezzetto di vetro rotto o nella finestra di un casa o caso fortunato, in uno specchio, tale era il piacere, che piangere le provocava.
Quanto soffriva la vita che viveva, quanta voglia di scappare aveva.
Quindi ogni volta che pregava, chiedeva a Dio solo di liberarla.
Una notte il collegio prese fuoco e l’incendio prese anche la sua vita.
Nelle fiamme, davanti alla ragazza dolorante, una figura nera si ergeva. Con i suoi occhi vuoti la fissava e lentamente le sussurrava:
-Le tue preghiere, solo da me potevano essere ascoltate, il Dio a cui chiedevi aiuto sordo preferisce diventare. L’amore che provi, mi ha incuriosito non poco… la libertà che vuoi te la offro io, dammi la mano, facciamo un patto e da cui libera scappare ti lascio.

La ragazza senza indugi accettò e dalle fiamme senza un graffio si svegliò.
E le preghiere delle suore inutili furono, che il loro Dio non le salvò e tutte perirono.
Tra le ceneri un vestito rosso acceso uscì in evidenza, la ragazza lo indossò sotto le vesti da sorella e quando scappò e nello specchio si guardò, dietro di lei…
Il suo salvatore l’anima le rubò.

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4. Suzy Ann Fey.

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A scuola fa schifo, amici non ne ha mai avuti di veri. Non è proprio quello che si potrebbe dire una bella ragazza, non ha una bella apparenza, non ha un hobby o qualcosa in cui crede, non legge tanto, non scrive, non immagina e non sogna, vive e basta giorno dopo giorno, come solo per fare compagnia alla madre ormai sola. Abbandonate dal padre, famiglie di origini povere. Così invisibile da non essere neanche buleggiata, così apatica da non diventare ridicola. Musica non ascolta. Una persona il cui mondo è piatto, grigio e senza un significato preciso, questo era Suzy Ann Fey.

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3. Nella desolazione, un raggio di speranza.

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Guardi un cielo senza nuvole,
un raggio senza origine.
Il panorama desolante,
infinito di discariche.

Cammina sola,sola
con le scarpette bucate,
l’apocalisse portò via
la famiglia ed ogni cosa importante.

Sopravvivere suo destino fu
e nella solitudine e malinconia
continuare un cammino
senza via d’uscita.

I palazzi mostruosi,
i cadaveri decomposti,
l’abitudine al disgusto
e come compagnia
solo un vecchio orsacchiotto.

Alla sorellina apparteneva,
ricordo fragile per lei ora era…

Una mazza chiodata,
per proteggersi le restava,
di fame il suo stomaco sempre urlava,
ma da sola ancora non parlava.

Nel suo animo cosa si nascondeva?
Un’immotivata speranza bruciava.
Tutto il mondo è crollato,
a tutti la morte toccò,
ma se lei ancora viva era
una qualche progetto
sembrava che solo lei chiamò.

Continuando questo cammino
di solitudine ed orror,
alla fine della strada
sembrava un sorriso
quello che lei trovò.

Nonostante il destino
di fine che il mondo ebbe,
dopo tutto, l’incredibile accade.
Quel che perduto lui credeva,
in fondo ad una strada
lo guardava e piangeva.
Lacrime di gioia
portavano tanta nostalgia vera.

Dopo tutto questo tempo,
rincontrarsi nel buio
e illuminarlo con uno sguardo
ed ecco che tutto prese più significato.

Al suo fianco, un significato ora c’era,
sperare e continuare,
d’ora in poi in compagnia,
la strada per la fine
che condivisa, un peso meno grave era.

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1. L’origine del male.

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Sola su quella poltrona, sola con quel potere.
La gonna e la camicia logore.
Dopo tutto hai anche perso il fiatone.
Lo sguardo ormai perso, tanto perso da non esserne consapevole.
Un sorriso senza speranza, rimpiazzato da un ghigno ardente.
Un tempo cosa eri,Principessa delle tenebre?

Ci fu una volta una bambina che la madre non volle,
si costruì una bambola nell’orfanotrofio pieno di suore.
Gli altri bambini solo comportarsi male seppero
e da sola lei dovette restare.

Ci fu una ragazza orfana che mai qualcuno adottò,
imparò da sola a curarsi, ma nell’amore ancora sperò.
Il tempo per andare anche per lei arrivò,
in un mondo crudele e reale da sola si ritrovò.

Ci fu una ragazza di cui tutti aprofittarono,
non riuscì a fare niente nella sua vita
per quante porte le si sbarrarono.
Il dolore e la rabbia erano ormai piedistalli
di un cuore cicatrizzato.
Ma un’ultima goccia di quel magico siero
che si chiama speranza ancora
il suo mondo orrendo non asciugò.

Ma i suoi respiri potevano essere contati sulle dita delle mani,
quale crudele destino una vita può avere,
levare ogni significato a quello che una vita può offrire.
Il Male,una sola parola,per mille azioni
compiute da umani, senza un minimo di morale,
vittima di questo,povera ragazza tu eri
e destino tuo è:
morire orribilmente.

Apri gli occhi, ora il tuo mondo ha un’altra ragione,
lo senti dentro? Quanto arde il dolore?
Quante emozioni e quanto a lungo hai provato?
Forse è ora che impari a cosa hanno portato.
Rinuncia a quello che mai ti hanno dato
e respira l’odore della libertà di una terribile intenzione.

La Vendetta è questa arma,
che da sola tu forgiasti.
Nel fuoco dell’orrore la vendetta prende forma,
L’inferno devi affrontare,
per sconfiggere e regnare.

Oh,ora sorridi…
ammetti che un motivo l’hai trovato,
DISTRUGGI TUTTO,
così come Dio ti ha ordinato.

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