15. Voglio ricordare quelle persone che…

Voglio scrivere di quelle persone che nella vita di tutti i giorni sorridono, nonostante la loro vita privata faccia schifo, nonostante siano piene di delusioni, rimpianti ed errori. Ma sorridono, perché vogliono nascondere agli altri il dolore che provano, talmente forti da riuscire a  trattenersi, talmente deboli d’ aver paura di riconoscerle. Quelle persone che preferiscono la superficialità in momenti di dolore, preferiscono per un attimo non farsi più domande.
Di quelle persone che, invece, hanno sempre sfogato ogni loro problema, creandone anche agli altri, rendendosi antipatiche, ma poi che si sono trovate più leggere, che hanno chiesto scusa e che forse rifaranno in futuro di nuovo l’errore di trattare male quelli vicini per far capire loro il proprio dolore, ma che ogni volta si sentiranno in colpa e si scuseranno. Anche di quelle che invece non chiederanno mai scusa e si creeranno sempre più problemi, sprofondando in posti bui della loro mente in cui si ingabbiano da soli. Voglio parlare di quelle persone che soffrono e neanche vogliono ammetterlo a loro stesse per orgoglio, quelle persone che soffrono per colpa delle emozioni, ma hanno un orgoglio del genere realista che le fa preferire di negare a loro stesse che ci sono state relazioni che per loro erano molto importanti, relazioni che hanno semplicemente abbandonato e mai valorizzato e adesso ne soffrono.
Sì, voglio parlare di tutta quella gente che in qualche maniera o nell’altra, soffre per le relazioni, soffre per amore.
Soffre per aver dato anima e corpo per un obiettivo e non sono riuscite a raggiungerlo.
Aver messo amore in qualcosa e ritrovarsi nel nulla, di quelle persone voglio parlare, delle sfortunate, che possono essere ricche, povere, intelligenti, stupide, belle o brutte, ma che hanno in comune il fatto di esser state deluse.
E voglio pensare a quella gente che se anche soffre, sa rialzarsi, perché da quella bisogna sempre prendere esempio, quelle persone speranzose, quelle che vivono un po’ tra le nuvole e un po’ per terra, quelle che meglio di tutte quante capiscono il valore di un sacrificio, quelle persone non allegre, non forti, non positive, ma solamente imbattibili, perché la speranza è imbattibile, non può essere sconfitta. Quelle persone piene di cicatrici, che quando arriva la resa dei conti di una determinata cosa, mostrano il meglio di loro, sperando di vincere, ma senza paura di perdere. Quelle persone che col tempo diventano sagge, quelle persone che lasceranno qualcosa dietro di loro, quelle persone che per altre sono eroi.
E voglio ricordarmi che esistono tutti questi tipi di persone e che soffrono tutte in maniera diversa, sia oggettiva che soggettiva, per poter avere sempre il coraggio quando c’è bisogno che speri anche io.

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14. Il risveglio della vittima

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Sono in balia del vento
aprendo gli occhi silenziosamente
e facendo attenzione a non provare tormento
cercavo di alzarmi dal mio baratro coraggiosamente.

Cosa successe?
Nessuno che lo sapesse?
La mia memoria mi ingannava convinta,
il mio corpo di dolore non ne provava per finta.
Braccia costernate
di ferite insanguinate.
Battaglie che non sapevo di aver combattuto,
iniziai a sentire il lutto.

Non provai più ad alzarmi,
nessuna lacrima avrei versato,
sentendomi incapace di comprendermi,
in quello stato era tutto un sogno compatto,
a sorpresa mi presi pensando
di cose belle aver toccato,
un tempo felice cantando.

Un giardino di fiori profumati,
capelli morbidi e ondulati,
un viso contento e un vestito turchese
che ora non ho, per pagamento di mie gravi spese.
Nel recognito sogno cosa potevo ricordare?
Ero felice e volevo volare
Ma qualcuno voleva farmi del male
In un angolo progettava dolore e si fingeva cordiale.

Ero giovane, immatura e debole,
chi ha gli artigli e trova preda
ne approfitta subito con tutta la sua mole,
prende l’ anima tua giovane e stupenda
e tu non fai in tempo a urlare
che già ti ritrovi a scappare.

Iniziando a ricordare
lacrime calde iniziarono a colare,
ho conosciuto un mostro
che di cantare m’ ha tolto il fiato
e come ve lo dimostro
se anche la mia gola ha violato?

Ricordo la sua gentilezza ammaliante
che mi toglieva ogni volta un sorriso imbarazzante,
di fare attenzione non mi preoccupai
e adesso preferisco ricordare
in che modo indescrivibile
la mia bontà aveva intenzione di violare.

Cosa ci faccio ancora sul luogo del delitto ad aspettare?
Provo talmente tanto dolore e agonia
che io adesso so solo odiare.
L’inferno che mi hai fatto passare
elevato a potenza infinita io ti farò assaggiare.

L’innocenza ormai è un ricordo fievole di me
mi rimane la vendetta
con cui io possa tormentare
e ogni cicatrice indelebile che ho sul corpo
in giuste dosi te la farò ripagare.

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13. …

Giornate di vita normale speziate da piccoli viaggi mentali su..errori commessi, scuse non dette, progetti per un futuro prossimo e un sacco di ruminazioni.
Tra uno e l’altro mi fumo una sigaretta.
Apro il blog e scrivo un articolo.
Prendo un foglio e faccio un disegno.
Ascolto per la decima volta una delle mie canzoni preferite.
Almeno così il cuscino rimane asciutto.

Ma stanotte il mio cuore farà un’ eccezione.
Vaffanculo stupida emozione.

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12. Hm, arte…

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Ultimamente quel che penso è che ci sia una netta differenza tra fare bene una cosa e fare una buona cosa. Mi spiego, nel saper fare bene una cosa, non c’è bisogno che tu ci metta tutto il tuo talento o la tua passione, ma solo lo studio, mentre per fare una buona cosa è indispensabile il talento e la passione. Con questo criterio, io personalmente, riconosco un’ opera d’arte (sia lei visiva, musicale, anche lavorativa) buona, da una fatta bene. Mi suona tanto di segreto, come se fosse la giusta differenza tra qualcosa che ha veramente un valore artistico da una che non l’ ha, che al mondo d’oggi è molto difficile riconoscere.
Quindi, l’arte, un fatto che molte volte è stato difficile riconoscere come tale in un’ opera, è veramente arte, quando c’è talento, passione e, ammettiamolo, anche amore.

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11. Sognando il rischio.

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In bilico su una corda
dall’altra parte devo arrivare.
Ogni notte la stessa storia,
Il mio equilibrio faccio dondolare.

Un sogno che si ripete,
motivo non so dare,
il pensiero nella mente
prende una forma circolare.

E tutte le notti sono un ciclo,
mi sto iniziando a stufare,
di sognarmi su un biciclo,
da questo sogno mi voglio svegliare.

Ogni mattina rischio l’ossessione,
da questo sogno devo scappare,
la prossima volta meglio fare attenzione
e di perdere la vita non devo più rischiare.

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10. Coraggio, capita.

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E gira che gira è sempre la stessa storia. Una vita in deriva, più cerchi di restare a galla, più la stanchezza si fa pesante, ma cosa puoi fare? Rinunciare di punto in bianco alla fievole speranza di riuscire a salvarti? Ogni volta però, è sempre più una sofferenza, una perdita di energie, vorresti che tutto questo fosse solo un brutto sogno, ma dalla realtà non ti svegli. Puoi ricordare a te stesso che ogni volta che c’è stato un problema, tu sei rimasto comunque a galla, non avrai trovato la tua ancora di salvezza, ma arriverà tempo anche per quella, non tutti sono fortunati, la vita è imprevedibile, è buona idea prepararsi sempre al peggio. Ti sembrerà di stare male per la maggior parte del tuo tempo, ma non potrai mai confrontare l’intensità del dolore con quello di una goccia di felicità. Da un fiore può nascere un giardino, da un bomba neanche un’ erbaccia. Quindi permettiti di cadere tutte le volte che ne senti il bisogno, ma non arrenderti mai, se non continui non saprai mai quanto veramente ne vale la pena di continuare a rimanere a galla…
E coraggio, capita.

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9. Let’s party.

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La luce fioca per far risaltare il colore della sera, il suono creato dal chiacchierio della gente ai tavoli, le risate, i discorsi.
L’odore di tabacco e di cibo, le bevande sorseggiate, il continuo via vai, donne che vanno a incipriarsi il naso, camerieri che svolgono il loro lavoro, i nuovi clienti che arrivano e i vecchi che se ne vanno. 
Il sottofondo musicale che preparava l’entrata in scena della band della serata.
La sala da ballo aspettava solo di essere calpestata a ritmo.
Dietro le scene il sassofonista euforico si prepara, la band lo accompagna nelle sue prove.
Stanotte è lui la star, aspettano solo la sua esibizione.
Le luci cambiano, le presentazioni vengono fatte.
E la musica inizia.
La danza dei musicisti si rallegra, le note si alzano, gli strumenti vibrano di vita.
Il sassofonista guida tutti con la passione con cui suona.
I tavoli si liberano, la gente balla, la temperatura del locale si alza.
Tutti insieme spingono l’acceleratore e il divertimento aumenta.
Tutta la notte si festeggia, così l’uomo esprime il suo bisogno di sentirsi vivo.

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8. Racconti di un uomo che scappò dall’Inferno.

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Un giorno persi l’autobus, il prossimo sarebbe arrivato fra più di un’ora, mi toccava aspettare, il fatto di stare solo con la pioggia che aumentava il ritmo e il telefono scarico mi innervosiva, ma mi dissi di stare calmo, stringermi nella mia calda sciarpa e aspettare.
Ascoltavo il rumore della pioggia che cadeva sull’asfalto veloce e la poca nebbia che c’era iniziava a espandersi.
Il tutto era deprimente, non passava anima viva e non riuscivo a vedere più la strada, mi spaventava un pochino questo fatto e mi strinsi di più nelle mie vesti.
Quando poco dopo, una figura a passo lento si stava avvicinando alla fermata.
Una vecchia zingara, con solo un libro in mano si sedette vicino a me. La osservai, portava un paio di occhiali molto spessi, come il fondo dei barattoli, aveva una lunga treccia bianca, portava una gonna lunga e colorata e una giacca di pelle che dava l’impressione di essere molto vecchia, le sue unghie erano brutte e lunghe e i suoi occhi, quando mi guardò, erano di un verde grigio molto intenso.
Nel silenzio, aprì il suo libro e iniziò a leggere.
La noia e la curiosità mi portarono a focalizzare la mia attenzione sul libro. Lessi il titolo, “racconti di un uomo che scappò dall’inferno”… doveva essere un libro che parlava di racconti dell’orrore, pensavo.
La zingara si accorse che il mio sguardo era fisso sulla copertina del libro e mi chiese se il titolo mi incuriosiva. Le risposi positivamente e lei mi sorrise e tornò a leggere.
Visto che non volevo disturbarla, girai un attimo dall’altra parte il mio sguardo e poi mi misi a giocare con la sciarpa, quando poi riposi lo sguardo dalla sua parte, non c’era più.
Non avevo sentito nessun rumore, ma era scomparsa nel nulla, sobbalzai e notai che aveva dimenticato il suo libro sulla panchina.
Mi guardai attorno per cercarla, ma di lei non c’era nessuna traccia. Il fatto, insieme all’ambientazione in cui mi trovavo, mi fece venire i brividi, presi titubante il libro in mano, studiandolo.
Aprii la prima pagina e iniziai a leggere…
Non riuscii a finire il secondo capitolo.
Non avevo mai letto qualcosa di più orribile e spaventoso in vita mia, era talmente macabro che mi venne un conato di vomito, sudavo freddo e avevo la pelle d’oca. Richiusi di fretta e furia il libro e lo buttai sulla panchina.
Come cavolo aveva fatto qualcuno a scrivere tali orrori? Ed ero soltanto al secondo capitolo!
E come era riuscita la zingara a leggere senza battere ciglio talmente tanti capitoli da essere arrivata alla metà del libro?!
Ero altamente su di giri, il fatto di esser rimasto da solo in mezzo alla pioggia e alla nebbia e anche il fatto che non era passata neanche una macchina, mi innervosiva assai.
Iniziai a sentirmi terribilmente a disagio, mi venne l’ansia e iniziai a preoccuparmi.
Dell’autobus non c’era l’ombra e la nebbia non mi permetteva di vedere niente.
Mi sedetti e imprecai, che giorno di merda.
Dopo poco, sentii altri passi, anche se non riuscivo a vedere da chi provenivano per colpa della nebbia.
Piccoli rumori, “toc toc toc”, erano le scarpette di una bambina.
Da sola, con uno zainetto rosso in spalle, un capotto color ciliegia e due treccine nere, si sedette sulla panchina vicino a me.
Mi chiesi che cosa ci facesse da sola, volevo tanto chiederglielo, perché mi incuteva un attimo timore vederla così spensierata, quando un altro bambino della sua età avrebbe pianto a trovarsi da solo in un posto del genere, ma non glielo chiesi.
Pochi minuti dopo attaccò lei bottone con me, perché notò il libro sulla panchina e mi chiese se era mio.
-Questo libro sembra molto vecchio, è tuo per caso?
-…No, non è mio, però è meglio se lo lasci là, una signora che stava qui prima l’ha dimenticato, forse torna a riprenderlo.
-Come era questa signora?
-Beh, aveva lunghi capelli bianchi, portava una treccia come te e anche degli occhiali larghi, molto larghi…
-Andava di fretta per questo l’ha dimenticato?
-Non lo so, io quando ho girato la testa, lei non c’era più.
-Così veloce è stata? Una vecchietta?
-…Sì, sembrerebbe di sì, infatti se l’avessi vista, le avrei ricordato di riprendersi il libro.
Ci fu un attimo di silenzio, poi la bimba prese il libro in mano, la fermai subito.
-Scusa, meglio che non lo leggi, racconta brutte cose, lascialo là che è meglio.
-Non lo leggo, promesso, voglio solo vedere una cosa sulla prima pagina…
-Davvero? Cosa?
Aprì il libro alla prima pagina e me la pose davanti agli occhi, rimasi a bocca aperta.
-Questo volevo vedere, è il tuo nome per caso?
Non sapevo che rispondere, cavolo se quello non era il mio nome! C’era anche il cognome!
-…Sì…è il mio..ma come..?
La bambina mi sorrise e mi disse con voce calma:
-Allora questo è un regalo per te, forse… oh,penso che forse è una tua famigliare o amica di famiglia, che ti ha visto crescere da piccolo e ora voleva farti una sorpresa, lasciandoti questo libro come regalo!
Era sveglia la bambina e anche molto fantasiosa, mi stava iniziando a stare molto simpatica.
-Non penso verrà a riprenderselo, penso sia per te, tieni.
E me lo diede, lo presi molto educatamente anche se avrei preferito dargli fuoco.
-Ma tu perché sei qui tutta da sola?
La bimba non rispose e mi sorrise di nuovo, dondolando i piedi e cambiando subito argomento.
-Mi piace tanto la pioggia e anche la nebbia…specialmente camminare nella nebbia, a te?
-…Non proprio ecco…sei una bambina molto particolare, lo sai?
– Sì, grazie, lo so, mia nonna lo dice sempre, devi aspettare ancora molto il tuo autobus?
-Sì,ho ancora molto da aspettare e tu?
Volevo tornare sull’argomento, ma lei ancora una volta lo cambiò.
-Allora che ne dici se ci facciamo una passeggiata insieme nella nebbia?
Non sapevo bene cosa rispondere, non riuscivo a capire come riuscisse a essere così calma in una situazione del genere, però mi spaventava l’idea di lasciarla riandare da sola in giro e decisi che questa passeggiata si poteva fare.
Passeggiamo per molto, mi guidava lei e parlava del più e del meno, io l’ascoltavo e facevo domande, mi aveva calmato la sua presenza, poi mi accorsi che non mi aveva ancora detto il suo nome.
-Ma come ti chiami piccolina?
Ma quando glielo chiesi, scomparse anche lei nel nulla più totale.
Ero solo, nel nulla, non sapevo dove mi aveva portato.
Cosa stava succedendo, per l’amor di Dio?!
Mi stavo ricredendo sul paranormale se sarebbe successa un’altra cosa senza una spiegazione logica.
La verità è che stavo nei casini, mi ero perso e avevo perso la bambina.
Peggio di così, in quel momento, non poteva andare…

E invece sì, perché il meglio della situazione ora doveva arrivare.

Nella nebbia, la terza figura di questa racconto si avviava verso di me a passo deciso.
Non era un uomo, non era terreno, al posto della testa, aveva una gabbia che conteneva un cuore pulsante..
e al posto delle mani aveva delle radici mobili, se non fosse per la strana giornata di oggi, sarei svenuto.
Dietro di lui la bambina, il cui cappotto ora era nero e gli occhi e i capelli rossi, mi guardava soddisfatta come se mi avesse teso una trappola e io come un pesce lesso ci fossi cascato.
-Cosa pensi sia questo?
E indicò il cuore che batteva nella gabbia, era impressionante come visione.
-E’ la tua anima. Che ora appartiene a me.
Sorrise malignamente.
-Le anime diventano adorabili quando non sanno di essersi perse. Se vuoi mi presento, io.. sono un demone, do la caccia alle anime perse e le rinchiudo tutte nel mio regno di dolore, anime come la tua.
Tu sei morto caro.
Sei morto.

E ci stavo credendo, sinceramente non ricordavo il motivo per cui ero là in quella fermata.
Ma perché la mia anima doveva patire le pene dell’inferno? Non avevo fatto niente di così male da quel che ricordavo.
L’inferno non era posto adatto a me.
Quando vidi il viso del demone ad un certo punto trasformarsi in una smorfia bruttissima, dietro di me comparse la zingara.
Ero quasi contento di vederla, in mano aveva il libro, mi sorrise e me lo poggiò in mano.
-Pure dopo la morte, non puoi sapere cosa ti aspetta, ma sei hai i mezzi, preparati ad ogni evenienza.
Mi diede una pacca sulla spalla e così come arrivò se ne andò.
-Quel vecchio angelo rimbambito mi metterà sempre i bastoni tra le ruote, ma nessuno mi impedisce di metterli anche a te…
E’ ora di andare a casa,piccolo prigioniero.

Mi svegliai e davanti a me il primo capitolo del libro aveva preso vita.
Presi il mio manuale di sopravvivenza e mi diedi coraggio, la salvezza da quel mondo dovevo guadagnarmela.
Perché anche dopo la morte, io la pace non l’ho trovata?

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7. Pensieri sul pensiero.

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Ammettilo, viviamo in un mondo in cui tutto è così confuso che molte volte non sai nemmeno se si possa dire che esiste qualcosa per cui vale la pena vivere o qualcosa per cui non ne vale la pena. Troppo spesso si perde di vista la realtà, non credo che in passato accadeva così spesso. Non sai in cosa credere, neanche se credere in te stesso o meno. Tutto così confuso, talmente tante informazioni, che non esiste più un racconto… un infinito, senza inizio ne coda. Vivere o morire, non sembra esserci differenza e ti meravigli di quelli che riescono ancora a dividere queste due realtà. Viaggi mentalmente e così lucidamente, così tanto che non capisci dove sia finito il percorso che questo pensiero ha iniziato e ti ritrovi come nel nulla, bianco senza materia, senza neanche accorgerti se stai veramente continuando a seguire un filo logico… qualche volta la tua mente non usa neanche più il linguaggio e non puoi neanche dire se è volata via, oppure è ancora là. Arrivato però ad un certo punto decidi di mandare tutto a quel paese, di riprendere controllo dei tuoi stessi occhi e riutilizzarli come natura li ha abituati a fare. Non sai se hai fatto o no un viaggio, per qualche motivo o meno.. la verità è che stavi solo pensando, il pensare forse ha questa forma di esistenza perché ogni volta, dopo tale “viaggio” metti in pratica il metodo che hai imparato e nella vita reale meglio sai adoperarlo.

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6. Insieme per l’eternità.

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Tanto tempo c’era una ragazza molto triste e di poche parole che andava con la famiglia in chiesa.
Quando morì suo padre e la Morte venne a prenderlo, la Morte notò la ragazza.
Non si sa perché, spiegazione non si può dare, ma rimase ammaliata dalla ragazza.
Così ammaliata che smise di fare il suo lavoro solo per poterla vedere ogni giorno mentre viveva la sua vita triste e sconsolata.
Alla Morte dopo poco tempo dispiacque vederla sempre così triste, ma adorava il suo mutismo e il modo in cui passava il tempo da sola a prendersi cura del giardino e della casa, era difficile resistere alla voglia di toccarle le mani e il viso.
Ma la disattenzione della Morte al suo lavoro da lì a poco avrebbe portato problemi, un portale indistruttibile che univa il Regno dei morti e il mondo dei vivi si era creato.
Le anime  più infide, avendo perso il loro Re, tornarono sulla terra per incutere terrore, così come avevano fatto nella vita terrena.
La Morte si diede da sola della stupida e ora doveva rimediare al problema che aveva creato, se no, non avendo adempito al suo compito, sarebbe scomparsa e qualcun altro avrebbe preso il suo posto e un nuovo ordine si sarebbe instaurato, tutto questo solo perché era stata distratta da qualcosa di così innocente ma allo stesso tempo potente.
Ma la Morte non riusciva a vedere le anime scappate dal suo regno sulla terra, aveva bisogno di qualcuno che potesse aiutarla.
Così si fece coraggio e una notte di luna piena si presentò davanti alla ragazza.
Spaventata lei fuggì in un bosco e si perse, la Morte la seguì per accertarsi che non si facesse male… ma un’ anima crudele la attaccò.
La Morte la protesse, ma proteggendola perse ancora di più il suo potere.
La ragazza rimase ammaliata da tale azione e quando la Morte le chiese il suo aiuto, lei accettò.
I suoi occhi erano in grado ora di vedere i morti e di aiutare la Morte a riportarli tutti sotto il suo controllo.
La ragazza per la prima volta in vita sua, sembrava essere felice, perché si sentiva utile e importante per qualcuno.
Ma era comunque una mortale e un giorno sarebbe morta, quando la Morte pensava a questo fatto si sentiva distrutta.
Volevano stare insieme, per sempre.
Ne parlarono e ci pensarono a lungo, si confidarono segreti nascosti che nessuno avrebbe mai saputo.
Si stavano innamorando veramente uno dell’altro, tanto da essere pronti a passare l’eternità insieme.
Ma la Morte non poteva abbandonare il suo compito e la ragazza non poteva morire e basta per stare con lei.
Chiesero aiuto all’universo…che diede loro le informazioni necessarie per riuscire a stare insieme per l’eternità.
La ragazza si sarebbe reincarnata e con il suo potere di vedere i morti, era dopo era, avrebbe attratto a sé la Morte.
L’amore della Morte invece avrebbe assunto forma terrena e non sarebbe mai nato con la consapevolezza di sapere la verità.
Così facendo, si cercheranno e si ameranno all’infinito, era dopo era, potendo anche adempiere al loro compito di riportare le anime malvagie nel regno dei morti.

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