16. Morbido rosso (parte 1)

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C’era una volta una bimba dai capelli rossi molto timida e calma. Così timida e calma che si spaventava a giocare con gli altri bambini che urlavano, si lanciavano giocattoli o li rompevano. Era una bimba che aveva cura di ogni cosa… i suoi pochi giocattoli erano tutti curati, i suoi disegni, ogni suo piccolo tesoro, tutto tenuto in ordine e curato; alla madre faceva tanta tenerezza e per questo le voleva un mondo di bene.
Ma suo padre non era bravo, la bambina sentiva sempre urlare e piangere la madre quando lui tornava a casa; per la bimba la madre, anche se le sorrideva, sopra la testa aveva sempre una brutta nuvola che tuonava e faceva piovere, quando glielo diceva, lei le ripeteva che “la nuvola che vedi è la realtà nascosta dietro al mio sorriso, non scordarti di essere in grado di vedere quello che gli altri non possono vedere, a volte è più reale della realtà stessa” e la bimba non capiva, ma in futuro avrebbe capito.
Un giorno la madre le fece un regalo.
Un piccolo, meglio dire, minuscolo e morbidissimo criceto rosso, come i suoi capelli.
La bimba se ne innamorò subito e tutta lo bravura nel curarsi delle piccole cose si riversò sul piccolo e fortunato criceto. La rendeva felice e rendeva felice anche la mamma.
Ma un giorno, successe il brutto.
La mamma, nonostante l’amore per sua figlia, iniziò a sentirsi veramente male per colpa del padre, così male che dovette andare in ospedale per tanto, tantissimo tempo…
La bambina rimase da sola col padre, si sentiva sola e aveva paura di lui.
Era distaccato, non gli interessava niente di lei e la bimba vedeva che dal sedere gli spuntava una brutta coda nera che a lei stava molto antipatica.
Ogni giorno però, la nonna accompagnava la piccola bimba all’ospedale per visitare la madre e si portava a presso il suo piccolo e grasso criceto rosso, i fogli e i colori per disegnare e la bambola dai capelli rosa e il vestito a strisce arancioni, la sua preferita.
La madre sorrideva sempre quando la vedeva così felice che veniva da lei, ma la bimba non voleva dirle che a casa non lo era, l’importante in quel momento era sorridere insieme a lei.
La madre era molto malata, così ammalata che sapeva che presto avrebbe lasciato la bimba da sola, ma non poteva permettere di lasciarla proprio da sola con il padre, che non si poteva chiamare padre.
Le rimaneva poco tempo da vivere, non sapeva cosa fare, ogni giorno passato con la sua piccola poteva essere l’ultimo, se era la fine, voleva almeno passarla solo con lei, l’unica sua ragione di vita, così decise di uscire dall’ospedale.
La bimba era felicissima di poter di nuovo stare con la sua brava madre.
La madre lottò contro il padre e vinse, la bimba ora non era più costretta ad avere attorno una figura pericolosa, specialmente per il suo futuro.
Dopo che il padre scomparì dalle loro vite, la madre si riprese.
Da quel momento passarono cinque bellissimi anni insieme.
Certo c’era qualche litigio, ma da ogni problema ne uscivano più unite.
La bimba, ora una ragazza, sapeva di essere veramente fortunata ad avere una madre come la sua, una madre che non era solo una madre, ma una compagna di vita, un’amica, una persona che merita veramente tutta la sua fiducia.
Nella sua vita c’erano sua madre e il criceto rosso, cresciuto anche lui.
Il resto del mondo per lei era troppo rumoroso, troppo caotico e pericoloso.
Era una ragazza delicata, con molti segreti, tranne che per sua madre.
La madre aveva paura per lei, la incoraggiava a fare sempre attenzione, ma non doveva, perché la ragazza sapeva quando la gentilezza degli altri era vera e quando invece non lo era e finora non aveva trovato una sola persona che le sembrava realmente gentile e calma come lei.
Poi… arrivò l’ultimo giorno.
La malattia era l’unico segreto che la madre non aveva detto alla figlia.
Le aveva insegnato molte cose, l’aveva amata come nessuno avesse mai potuto farlo, l’aveva incoraggiata e le aveva raccontato tutto di lei, tranne della malattia.
Non ci fu giorno prima della sua morte in cui la ragazza pianse così tanto, non aveva mai visto la vita da un punto di vista così negativo, sua madre non c’era più…
Non disegnava più, il suo talento e il suo amore per le cure si erano affievoliti…
Piangeva e non sapeva darsi delle risposte, delle motivazioni.
Iniziava a provare rabbia, dolore, agonia, solitudine…
Come l’avrebbero cambiata queste sensazioni?

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